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Home Comunicati AVIB di Presidenza Impressioni dal viaggio in Bielorussia
Impressioni dal viaggio in Bielorussia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 30 Ottobre 2014 14:31
Salve a tutti, dopo le fatiche dell'estate stiamo già tutti lavorando per le ospitalità invernale e nel frattempo lavoriamo per autofinanziarci e molti di noi vanno in Bielorussa per monitorare lo stato delle cose.
Sono già andata e tornata dalla Bielorussia e per diversi giorni ho riflettuto sulle nuove sensazioni che ho avuto, e anche sulla necessità di condividerle con Voi, visto le cose nuove che mi hanno colpito.

Salta agli occhi che la Bielorussia non è più il Paese che abbiamo conosciuto 20 anni fa, le città sono irriconoscibili, vi si vive secondo standards europei, Minsk era piena di turisti, in gran parte di lingua inglese, i bar e i ristoranti propongono il menù almeno in 2 o 3 lingue, i giovani parlano inglese, tutto a posto, quindi.
Nei villaggi, mi duole dirlo, nulla è cambiato: la scuola e la "discoteca" al centro della vita quotidiana, l'ufficio postale, l'asilo, un piccolissimo negozio.......
A Minsk diversi taxisti di età compresa tra i 28 e 35 anni mi hanno chiesto se fossi americana o inglese, se fossi lì per turismo e alla mia risposta che mi trovavo in Bielorussia per motivi umanitari, NESSUNO ha capito di che cosa stessi parlando, quando poi ho spiegato meglio che trattatavasi di Chernobyl, TUTTI mi hanno detto che è già passato e finito, che non ci sono più pericoli, che non ci sono più bisogni e che quelli che si fanno aiutare non hanno voglia di lavorare.
Nel villaggio, davanti a tre cesti colmi di funghi porcini appena raccolti e alla mia osservazione che fa male mangiarli per via della loro radioattività, mi è stato risposto " ma prima li facciamo bollire!" guardandomi un po' dall'alto in basso per la mia ignoranza, perfino l'insegnante di matematica era andata nel bosco a raccogliere funghi coi ragazzi, penso per mangiarli, non per studiarli.
La forbice si allarga sempre di più, tante possibilità in città, poche in campagna, dico senza remore che se i ragazzi dei villaggi hanno la possibilità di studiare al college, è perché c'è una famiglia italiana alle spalle che ha scelto di sostenerli; anche se molti corsi sono gratuiti (si rimborsa col lavoro a fine studio), la vita è veramente cara nelle città dove si deve comunque mangiare e vivere durante la settimana.
C'è ancora il senso del nostro lavoro in Bielorussia? A mio parere sì a condizione che consideriamo prioritario il progetto sanitario, quindi che scegliamo accuratamente le zone in cui operare e le situazioni maggiormente bisognose: ormai dalle città tanti vanno in vacanza all'estero, gli orfanotrofi chiudono a favore delle case famiglia o degli affidamenti familiari (meno male!), in campagna non possono permettersi la retta del lager e stanno a casa a lavorare nei campi, quando poi la campagna è contaminata..........

Ma la Bielorussia che cosa sta facendo per tenere alto il livello di conoscenza del pericolo nelle zone contaminate? Dalle risposte della cercatrice di funghi e dei taxista direi nulla. Come possiamo fare per tenere ancora alta l'allerta? Non solo in Bielorussia, ma anche in Italia dove in troppo pensano che dopo 28 anni sia tutto passato, oppure pensano che i bambini che ospitiamo spargano radiazioni all'intorno. Mi piacerebbe conoscere quello che fate voi, confrontarlo, organizzare una giornata di riflessione insieme.
Aspetto le vostre impressioni

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